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Patologia Orale

Patologia Orale - Buongiorno Odontoiatrica

Prenditi cura della tua bocca partendo dalla prevenzione prevenzione, diagnosi e trattamento delle malattie che interessano la bocca

La Patologia Orale è quella branca dell’Odontoiatria che si occupa della prevenzione, della diagnosi e del trattamento delle malattie che interessano la bocca:

  • malattie infettive,
  • malattie ulcerose,
  • malattie bollose,
  • malattie potenzialmente maligne
  • e malattie tumorali.

Le attività più importanti di questa branca sono la diagnosi e il monitoraggio dei tumori del cavo orale, la prevenzione di malattie dovute all’assunzione di farmaci contro l’osteoporosi (bifosfonati), l’asportazione delle lesioni sospette e per ultima, ma non per importanza, l’educazione dei pazienti a uno stile di vita corretto e salutare (no fumo, no alcool, sana alimentazione).

È importante convincersi che uno stile di vita sano porta ad una riduzione drastica dei fattori di rischio di sviluppo di malattie della bocca, ma anche di molte altre patologie che interessano tutto il corpo (diabete, arteriosclerosi, parto prematuro).

La bocca rappresenta spesso la sede di lesioni o anomalie anatomiche che possono destare preoccupazioni. 

Le lesioni più frequenti sono bolle, erosioni, ulcerazioni, afte, macchie bianche, escrescenze, precancerosi, carcinoma del cavo orale, carcinoma da HPV.

Si riscontrano raramente data la loro tendenza a rompersi, generalmente si presentano come delle erosioni o delle ulcerazioni, possono essere secondarie a ustioni o reazioni allergiche. Più raramente possono rientrare nel quadro clinico di mucositi bollose su base autoimmune (es. il pemfigo e il pemfigoide delle mucose).

Sono arrossamenti della mucosa della bocca che spesso danno bruciore. Possono essere dovute a un trauma termico (la classica mozzarella bollente della pizza che rimane appiccicata al palato) o fisico (schegge di croccante alle mandorle o il sale grosso che sfrega e ferisce le mucose). Molto spesso le erosioni rientrano nel quadro della Candidosi Orale, meglio conosciuto come “Mughetto”.

Le ulcerazioni sono lesioni simili alle erosioni ma più profonde e dolenti. Le più frequenti sono quelle di origine infiammatoria. Le ulcere infiammatorie possono essere su base traumatica, come l’ulcera da decubito, ovvero la classica lesione dolente causata dal trauma della protesi mobile (la classica dentiera che “balla” mentre si mangia o si parla) sulle mucose della bocca. In altri casi possono essere su base autoimmune (pemfigoide delle mucose orali) o immunitaria (eritema multiforme) e infettiva.

Le afte sono le ulcerazioni più frequenti in assoluto. Sono le lesioni più fastidiose e odiate dai pazienti, ma al contempo non devono preoccupare. Le afte hanno un’eziologia multi-fattoriale, ovvero possono essere dovute a numerose cause che concorrono insieme. Generalmente le afte sono causate da un trauma di natura chimica o fisica in concomitanza a un’attività anomala del sistema immunitario del paziente.

Il Virus dell’Herpes Simplex (HSV) causa eruzioni vescicolari a carico delle mucose della bocca, secondo due modalità: la malattia sistemica o la forma localizzata. La seconda è la forma più diffusa, molto contagiosa, spesso localizzata al labbro, e dà spesso luogo a recidive.

Sono lesioni molto frequenti spesso dovute a candidosi e riscontrabili sul dorso della lingua. In tal caso la diagnosi è semplice perché la patina biancastra è facilmente spatolabile e quindi asportabile meccanicamente tramite strofinamento.

Nella maggior parte dei casi le escrescenze sono dei rigonfiamenti della mucosa orale dovuti a trauma. Un esempio per tutti è la morsicatura delle guance. Possono presentarsi come piccole palline o come rilievi acuminati.

Rientrano entrambi nella categoria delle escrescenze. Il papilloma è una piccola lesione peduncolata, di norma solitaria, dal tipico aspetto a cavolfiore bianco e roseo. Solitamente si può ritrovare sul palato e sulla lingua.
Il condiloma invece si presenta come una lesione solitaria o multipla con superficie liscia e acuminata. Sedi più frequenti sono la gola, il palato molle, i frenuli e il dorso della lingua.
Sia il papilloma che il condiloma sono escrescenze legate al papilloma virus (HPV).
La trasmissione è possibile nel cavo orale e avviene per contatto. Quando le lesioni sono multiple spesso si accompagnano a stati di deficit immunitario.
Papillomi e conditomi vanno tenuti sotto controllo se persistenti si possono eliminare tramite asportazione chirurgica ed è bene farli esaminare perché possono portare al carcinoma del cavo orale.

Rappresentano le lesioni che predispongono allo sviluppo di un carcinoma e ne precedono la comparsa. Vi sono alcune precancerosi, come i lichen e le leucoplachie, che presentano un moderato rischio di trasformazione in patologia maligna. Altre, come ad esempio la leucoplachia proliferativa, l’iperplasia verruciforme e la candidosi cronica iperplastica, hanno invece un elevato rischio di evoluzione neoplastica maligna. Si può arrivare fino all’eritroleucoplachia che di fatto può presentare già all’esame istologico un carcinoma in situ.

Il carcinoma a cellule squamose della bocca è il sesto cancro più frequente al mondo e tra quelli con mortalità più elevata (si stima infatti che in Toscana si diagnostichino circa 700 casi l’anno, di cui la metà hanno prognosi infausta). L’incidenza di questo tumore aumenta tra i 40 e i 60 anni, ma ultimamente, con l’aumento dei carcinomi correlati al papilloma virus (HPV), l’età di insorgenza si è abbassata anche alla fascia di età 25 – 40 anni.
Il carcinoma della bocca può presentarsi in diverse sedi, quali il labbro inferiore, la lingua, il pavimento della bocca e il palato molle. Può avere aspetto esofitico (caratterizzato da numerose escrescenze), nodulare o ulcerato. Tra i principali fattori di rischio ricordiamo il fumo di sigaretta, che contiene più di 70 sostanze cancerogene, e l’alcol. Quando al fumo si aggiunge l’alcol si ha un’azione cancerogena sinergica che incrementa di ben 100 volte il rischio di insorgenza del carcinoma.
Tra i fattori protettivi invece ricordiamo un’alimentazione sana a base di cereali, frutta e verdura. La terapia è prettamente chirurgica, ma dato che la prognosi a 10 anni spesso è infausta, poniamo l’accento sul fatto che la migliore cura è la prevenzione, che occorre portare avanti volendosi bene tutti i giorni: sana alimentazione, attività motoria e vita regolare.

Il carcinoma del cavo orale si può sviluppare anche in assenza di fumo e alcol e questo avviene perché è stata scoperta una forte correlazione fra il papilloma virus (HPV) e il cancro della bocca. Fortunatamente solo alcuni tipi di HPV (il 16 e il 18) si correlano a un aumentato rischio di sviluppo tumorale.
Il carcinoma da HPV, rispetto ai cancri orali non HPV correlati, presenta una prognosi nettamente migliore e dà un’ottima risposta a fronte di una terapia radiante.

Terminate le principali lesioni del cavo orale, ricordiamo anche altre patologie di ambito odontoiatrico quali ad esempio la scialolitiasi, la xerostomia, la Sindrome della bocca urente, l’osteonecrosi mascellare da bifosfonati

La Scialolitiasi (o calcolosi delle ghiandole salivari) è una malattia caratterizzata dallo sviluppo di calcoli all’interno delle ghiandole salivari maggiori (ovvero ghiandole parotide, sotto-mandibolare e sotto-linguale) o nei loro dotti escretori.
La sede più colpita è quella delle ghiandole sotto-mandibolari. La scialolitiasi interessa prevalentemente i pazienti maschi, di seconda e terza età.

La Xerostomia è quella condizione clinica in cui i pazienti lamentano una sensazione di secchezza nella bocca. Questa situazione non deve essere considerata come una malattia specifica, bensì può essere un segno clinico legato a numerosi fattori, sia locali sia sistemici.
Un fattore importante è sicuramente l’età avanzata, in quanto con gli anni si riducono naturalmente le secrezioni di saliva e all’ interno delle ghiandole salivari aumentano i tessuti adiposo e fibroso con conseguente diminuzione del flusso salivare.
Molto di frequente la xerostomia rappresenta un effetto secondario di numerosi farmaci assunti per altri disturbi e patologie. Si contano più di 400 farmaci che possono indurre secchezza in bocca. Tra essi ricordiamo ad esempio anticonvulsivanti, ansiolitici, anticolinergici, antidepressivi, antinfiammatori, antineoplastici, antiaritmici, antiparkinsoniani, antipertensivi, antipiretici, antipsicotici, antistaminici, decongestionanti nasali , diuretici, miorilassanti, narcotici e infine principi attivi psicotropi e psicostimolanti.
In altri casi la xerostomia può essere un effetto collaterale di terapia radiante (radioterapia oncologica) e chemioterapia che causano una riduzione del flusso salivare già dopo 14 – 21 giorni di trattamento.
Non di rado la xerostomia è un segno clinico che accompagna numerose malattie, fra le quali patologie del pancreas, del fegato, disordini ematici (anemia perniciosa e anemia sideropenica), sindrome di Heerfordt, sindrome di Down e displasia ectodermica. Infine la xerostomia, se accompagnata da xeroftalmia (secchezza delle ghiandole lacrimali), va a caratterizzare la sindrome di Sjögren primitiva.

La sindrome della bocca che brucia (BMS) è una malattia abbastanza frequente di cui ancora oggi non si conoscono le cause (forma “idiopatica”). Il quadro clinico è caratterizzato da un forte bruciore alla lingua e in bocca in totale assenza di lesioni mucose apprezzabili.
La BMS è una malattia che colpisce prevalentemente le donne nella seconda e nella terza età.
Di norma la sensazione di bruciore è presente fin dal primo mattino, aumentando fino a raggiungere il culmine in serata per scomparire generalmente durante la notte. Frequentemente i pazienti riferiscono di percepire sapore metallico e salato in bocca. Il senso di bruciore colpisce la punta della lingua, le labbra, il pavimento della bocca o le creste edentule.

L’osteonecrosi è la necrosi che colpisce le ossa mascellare e mandibolare in seguito a somministrazione di farmaci bifosfonati, antiangiogenetici e antiriassorbitivi.
bifosfonati sono farmaci largamente utilizzati come inibitori del riassorbimento osseo nei pazienti con osteoporosi, mieloma multiplo, metastasi ossee e morbo di Paget. I bifosfonati coinvolti nell’ eziopatogenesi dell’osteonecrosi sono alendronato, palmidronato, zoledronato, denosumab e bevacizumab.
Fra i potenziali fattori di rischio per l’insorgenza dell’osteonecrosi sono da ricordare:
la durata della terapia con bifosfonati che fra l’altro aumenta in maniera direttamente proporzionale il rischio di osteonecrosi;
il tipo di principio attivo utilizzato (vedi acidi palmidronico e zolendronico);
la via di somministrazione (maggior rischio se via endovenosa).

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