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NON SOLO DENTI INGIALLITI: ECCO TUTTI I PROBLEMI CHE IL FUMO ACCENDE NELLA NOSTRA BOCCA

Il fumo è una vera e propria dipendenza, che oltre a danni gravi può portare anche a danni estetici di minor misura, come i denti ingialliti.

Scopri perché ogni sigaretta accesa spegne il nostro sorriso

Fumare è un vizio, sì, ma forse occorre fare chiarezza: il fumo è una vera e propria dipendenza. E se il pensiero corre subito ai danni estetici, al danno economico, alle limitazioni sempre più stringenti sulla vita sociale, occorre avere ben chiari i danni che il fumo arreca al nostro corpo e non solamente ai polmoni, ma ai vari distretti compresa, ovviamente, la nostra bocca.

Ma il fumo è una dipendenza “moderna”?

Il “vizio” del fumo in realtà affonda le sue radici nella storia e, paradossalmente, è collegato alle religioni: inizialmente alcune foglie venivano fumate come rito divinatorio. Già nel 1000 a. C. i sacerdoti Maya ed Aztechi erano soliti espirare il fumo verso il sole e verso i punti cardinali nel tentativo di raggiungere le divinità con il fumo. Gli Indiani d’America, poi, fumavano le foglie di tabacco per mettersi in contatto con gli spiriti.

Con l’arrivo della seconda guerra mondiale arrivò la vera svolta nel settore del fumo: le sigarette iniziarono a diventare oggetti di scambio nelle transazioni del mercato nero ed i Governi intravidero la possibilità di farne una vera e propria merce che, una volta tassata, avrebbe potuto rimpinguare le casse degli Stati.

Dicevamo che sì, quindi, nonostante le radici storiche, culturali e di tradizione, il fumo è una vera e propria droga, legale a tutti gli effetti, ma innegabilmente pericolosa. Si parla di dipendenza da nicotina, che è tale proprio perché il recettore nicotinico, che si trova all’interno della membrana plastica di alcuni neuroni nel nostro sistema nervoso, subisce una vera e propria mutazione genetica.

Parlando in termini strettamente scientifici, il fumatore presenterà nel proprio recettore nicotinico una mutazione di una delle sue cinque sotto unità. Questo crea la dipendenza da nicotina. Questa mutazione genetica, secondo uno studio recentemente pubblicato su “Nature” e condotto dai ricercatori californiani dello Scripps Research Institute di La Jolla, fa sì che i fumatori consumino maggiore nicotina rispetto a chi ha la subunità del recettore in condizione di normalità.

Per questo motivo, appurato che la dipendenza da fumo dà origine ed innesca una mutazione genetica, la scienza sta tentando, attraverso studi di ingegneria genetica, di creare nuovi farmaci per poter ripristinare la condizione di normalità aiutando i fumatori a smettere di fumare.

Ma che cos’è la nicotina?

La nicotina contenuta nella sigaretta è un alcaloide, vale a dire una sostanza organica azotata presente nella sigaretta in una concentrazione che può variare dal 2 all’8%. La caratteristica principale della nicotina è quella, al di là della sua concentrazione, di innescare due meccanismi: quello dell’eccitazione e quello, contrario ma coesistente, del rilassamento.

Nel nostro cuore aumentano i battiti cardiaci: questo crea un maggior lavoro da parte del nostro muscolo cardiaco; ma anche il nostro sistema nervoso è estremamente coinvolto poiché la nicotina assorbita dai polmoni, in solo 8 secondi è in grado di raggiungere il nostro cervello liberando la dopamina, un vero e proprio mediatore chimico, modificando così la trasmissione degli impulsi nervosi.

Cosa accade quindi nel nostro sistema nervoso? Lo stato è quello di eccitazione, con l’attivazione di funzioni celebrali che sono collegate all’umore, alla concentrazione, all’attenzione, alla riduzione dello stress ed al rilassamento.

Il fumatore, in sostanza, dopo la sigaretta, prova una sensazione di benessere.

Ed è qui, proprio qui, che si innesca la trappola poiché il benessere dura poco lasciando, al suo posto, una sensazione complessiva di insoddisfazione e di depressione che porta a sentire il bisogno di fumare nuovamente per riportare il livello di nicotina nel sangue allo stato iniziale, dando così origine ad un circolo vizioso che, nella maggior parte dei casi, porta ad aumentare, con il passare del tempo, il numero delle sigarette fumate.

La dipendenza è solo fisica o anche psicologica?

Ma perché smettere di fumare è così difficile? La dipendenza a livello fisico esiste, lo abbiamo appena visto, ma non è una dipendenza che dà “crisi di astinenza” violente o ingestibili: basti pensare a quante persone, o per una patologia, per una gravidanza, per un imminente intervento chirurgico, o anche solo per scelta, smettono improvvisamente di fumare continuando a condurre una vita normale.

La dipendenza psicologica dal fumo, il tabagismo, è la trappola più profonda, per uscire dalla quale non bastano spesso i moniti legati alla salute, al denaro o alle tante privazioni e difficoltà dal punto di vista sociale. E questo è tanto più vero se si pensa che, a fronte della sempre maggiore conoscenza e consapevolezza dei danni causati dal fumo, le statistiche mondiali mostrano dati di tabagismo in aumento.

Oggi fumare non è nemmeno più considerato, a livello sociale, un segno di trasgressione ed emancipazione, come poteva accadere negli anni ’70 e ’80 quando la sigaretta, anche complici il marketing e la pubblicità di allora, associavano il fumo ad un gesto di libertà, modernità e forza.

La verità è che ancora oggi, fumare è un’abitudine, un gesto che fa parte della routine quotidiana del fumatore: è quel momento ritagliato per sé, sono i cinque minuti di pausa sul lavoro, sono quel tratto di strada che riporta a casa; quel modo per riordinare il proprio umore.

La trappola è esattamente questa: il fumatore associa la sensazione di pausa, di benessere, di momento dedicato a sé al fumare, associando così la dopamina scatenata dalla nicotina alla sensazione di benessere psicologico. Smettere di fumare fa quindi, che lo si ammetta o no, paura: la paura che niente sarà più lo stesso, la paura di “perdersi” qualcosa.

Molti fumano per stati ansiogeni o di rabbia che si pensa possano essere placati dalla sigaretta, oppure per sensazioni di vuoto interiore: nella sigaretta alcuni fumatori trovano dunque una risposta momentanea ai propri bisogni senza sapere, o incapaci di considerare realmente, che si sta solamente ignorando il problema aggiungendone uno ulteriore.

Ma chi sono i fumatori?

Secondo recenti rilevazioni statistiche, in Italia attualmente i fumatori sono più di quattordici milioni dei quali almeno cinque milioni sono donne: soprattutto durante il periodo pandemico, il numero di donne fumatrici si è alzato, al punto che l’Italia risulta essere uno dei paesi europei che conta il maggior numero di fumatrici, con dati che parlano di un costante innalzamento di questi numeri.

Parimenti il numero di fumatori, per i dati maschili, si è ridotto: se nel 1980 fumava il 54% degli uomini, nel 1995 i fumatori si attestavano intorno al 34% attestandosi, oggi, intorno ad una media del 33%.

Il dato, a livello medico, non è interessante in sé: ben poco conta la differenza fra fumatore uomo e fumatrice donna. Quello che è rilevante è notare come le patologie legate al fumo abbiano, conseguentemente, subito una crescita esponenziale anche per le donne con patologie che prima non le riguardavano così da vicino. Pensando, ad esempio, al tumore al polmone, se nel 1970 solamente 2.300 donne morirono a causa di questa patologia, oggi si parla di circa 6100 casi l’anno.

E i giovani? Purtroppo anche il numero di adolescenti che fumano è sempre maggiore e, dato ancor più preoccupante, si è abbassata notevolmente l’età in cui i ragazzi iniziano a fumare: spesso la prima sigaretta viene accesa addirittura ad 11 anni.

I danni del fumo di sigaretta per denti e gengive

Per quanto riguarda le conseguenze che il fumo porta nel nostro organismo, quelle più conosciute sono innegabilmente i danni alle arterie, lo sviluppo di malattie cardiovascolari e la possibilità maggiore di incorrere in cancro ai polmoni, alla laringe, alla bocca, al pancreas, alla vescica, ai reni, alla cervice, all’esofago, allo stomaco ed all’intestino. Inoltre sempre più casi di bronchite cronica ed enfisema sono riconducibili al fumo.

Ma anche la nostra bocca è coinvolta in questo aumento di rischi di patologie. Se quando pensiamo, infatti, alla bocca del fumatore, il primo pensiero va ai denti ingialliti, all’alitosi, al maggior numero di rughe intorno alle labbra, in realtà dobbiamo sapere che questi non sono che alcuni dei sintomi più evidenti che ne nascondono altri, ben più pericolosi.

Impianti dentali poco saldi

Le sostanze citotossiche contenute nel fumo, infatti, possono distruggere le cellule adibite al mantenimento dei tessuti di sostegno che, come nel caso delle gengive, possono portare il portatore di impianto dentale a vedere il proprio impianto meno saldo.

Le donne in menopausa, secondo un recente studio dei ricercatori dell’Università di Buffalo, sono le più esposte a questo rischio di perdita di impianti ed allo sviluppo di parodontite poiché per loro aumenta il rischio di incorrere nella cosiddetta peri-implantite, vale a dire un’infiammazione della mucosa gengivale che, creando delle vere e proprie tasche intorno ai denti artificiali, ne determina mobilità favorendo la possibilità di perdere l’impianto stesso.

Aumentando le possibilità di insuccesso per gli interventi di implantologia, per limitare al massimo le possibili complicazioni è indispensabile che i pazienti non fumino per almeno un mese prima dell’intervento e ancora più attenzione meritano i casi in cui si renda necessario un preventivo intervento di rialzo del seno mascellare o una rigenerazione ossea: molti medici dentisti specializzati in implantologia spesso preferiscono sconsigliare ai pazienti fumatori questo tipo di intervento proprio per evitare di andare incontro ad un insuccesso.

I pazienti che volendo sottoporsi ad interventi di implantologia siano disposti a rinunciare alle sigarette, spesso pensano di poter ricorrere, per sopperire alla mancanza di nicotina, alla sigaretta elettronica: l’evidenza scientifica tuttavia non è ancora in grado di escludere che anche questo tipo di dispositivi, portando comunque all’assunzione di nicotina, siano in grado di debellare il rischio di fallimento nell’intervento di implantologia.

Ovviamente, qualora si proceda all’intervento, specie se questo ha previsto anche un previo lavoro di rigenerazione ossea o di rialzo del seno mascellare da parte del proprio dentista, è comunque necessario astenersi dal fumo anche dopo aver messo l’impianto: il tabacco infatti, portando alla riduzione di ossigeno nel sangue, va ad alterare i processi di guarigione delle ferite dopo un’operazione chirurgica, cosa che si applica anche in caso di estrazioni dentali.

Il proprio dentista può dunque essere un valido supporto ed aiuto anche nell’aiutare il fumatore, dandogli un obiettivo come quello di una bocca sana da perseguire insieme, a smettere di fumare.

Malattie parodontali o parodontite

La piorrea (o parodontite) è una malattia parodontale cronica che colpisce le gengive e che, se trascurata, può portare persino alla perdita dei denti. All’interno del fumo di sigaretta sono presenti condensati del catrame: la loro azione porta all’irritazione delle gengive e, insieme ad altri componenti della sigaretta, possono distruggere le cellule adibite al mantenimento del tessuto gengivale che dà sostegno ai denti.

Statisticamente, chi fuma va incontro ad una percentuale tre volte più alta rispetto al non fumatore di perdere i denti a causa della parodontite!

Placche di tartaro

Le placche di tartaro nelle bocche dei fumatori si formano con maggiore facilità: questo accade, anche secondo i dati di un recente studio americano, a causa dei componenti chimici contenuti nella sigaretta che sono anche responsabili della riduzione dell’effetto antiossidante della saliva che, dunque, risulta meno efficace nel proteggere i nostri denti dalla carie.

Le sostanze chimiche contenute all’interno della sigaretta rendono insomma il cavo orale un ambiente estremamente favorevole alla proliferazione dei pericolosi batteri anaerobi, che diminuiscono l’afflusso di ossigeno a denti e gengive. Questi batteri sono molto aggressivi ed occorre quindi, per il fumatore, ricorrere a frequenti pulizie professionali dei denti per evitare che placca e tartaro possano andare ad accumularsi al di sotto della gengiva.

La riduzione della densità ossea

La nicotina ha anche l’effetto collaterale di diminuire la densità ossea con conseguenti ricadute negative sulla salute dei nostri denti. In questo caso è evidente come, specie per le fumatrici in menopausa, il rischio risulti ancora maggiore vista l’alta incidenza, per queste donne, di osteoporosi. A questo si aggiunge il fatto che la nicotina, è stato dimostrato, ha anche l’effetto di ridurre ulteriormente il tasso di estrogeni, la cui produzione diminuisce fisiologicamente con il passare degli anni.

Denti gialli e smalto danneggiato

Ebbene sì, i denti ingialliti sono uno dei primi segni evidenti della bocca del fumatore. Ma oltre all’ingiallimento derivante dal fumo, spesso appaiono anche delle macchie sui denti di colore marrone, per la presenza del catrame all’interno delle sigarette. Occorre quindi, per il fumatore, ricorrere più frequentemente a sedute di igiene orale professionale che sapranno ripulire al meglio i denti dalle placche di tartaro e, possibilmente, ricorrere, anche in maniera contestuale, ad uno sbiancamento dentale per riportare il dente alla bianchezza iniziale o comunque ad un livello di bianchezza simile a quello che si aveva prima di diventare fumatori. Ovviamente, continuando a fumare, gli effetti dello sbiancamento avranno una durata inferiore rispetto allo stesso trattamento eseguito su un paziente non fumatore.

Malattie delle mucose della bocca

La lingua e le guance dei fumatori, le mucose della loro bocca, possono ammalarsi a causa del tabacco con la comparsa di macchie biancastre o rossastre, vere e proprie lesioni che prendono il nome di leucopachia, una lesione tipica del cavo orale e che interessa proprio la superficie della lingua e le mucose interne delle labbra e delle guance, e che, in alcuni casi, può essere sintomo di carcinoma orale. Le parti interessate sono ispessite dalla presenza di queste placche che, oltre ad essere visibili ad occhio nudo, sono anche percepibili al tatto e che, oltre a determinare una sensazione di fastidio, possono anche provocare alterazioni nel senso del gusto.

Tumore della bocca

Oltre al tumore ai polmoni, sfortunatamente il fumo è anche al primo posto nelle cause del tumore al cavo orale: basti pensare che una percentuale pari all’80% dei carcinomi alla bocca dipendono dal consumo di tabacco. La possibilità di sviluppare questo tipo di tumore è peraltro direttamente proporzionale al numero di sigarette fumate in un giorno, specie se il tabagismo si associa al consumo di alcool.

Una bocca può tornare sana dopo aver smesso di fumare?

I primi effetti positivi dell’astinenza dal fumo si possono riscontrare già dopo 20 minuti dall’ultima sigaretta, ma per riportare la nostra bocca alla condizione di normalità iniziale occorrono circa 10 anni di astinenza dal fumo. Questo ci aiuta a capire quanto siano importanti le conseguenze del fumo sul nostro cavo orale, ma non deve nemmeno spaventarci o demotivarci perché ci sono benefici che si possono riscontrare in brevissimo tempo:

  • i denti tornano in poco tempo più bianchi, più forti e meno sensibili;

  • l’alito torna fresco;

  • si riscopre maggiormente il senso del gusto durante l’assunzione di cibi;

  • eventuali malattie parodontali, o anche più semplicemente il sanguinamento gengivale, si riducono visibilmente.

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